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Primi incontri con il pediatra: quali domande fare?

Il pediatra, un membro fondamentale della famiglia quando arriva un figlio, soprattutto se si tratta del primo figlio. Il pediatra è oggetto della “campagna acquisti” già prima della nascita del pargolo, i genitori si informano presso amici, vicini e parenti alla ricerca del top del top. Non si può mica affidare l’erede al caso!

E ovviamente anche io ho fatto così, più o meno.

L’approccio al pediatra

Come di consueto racconto un po’ quel che accade a casa mia. Qui l’obiettivo principale è quello di non approcciare proprio la nostra pediatra, o meglio di non avvicinarsi al suo studio salvo casi di effettiva e assoluta necessità. Perché la domanda che ci poniamo sempre è: ma devo proprio portare il piccolo in una sala d’attesa piena di bimbi che non stanno bene? Insomma, il primo approccio, secondo me, è la telefonata.

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Ma facciamo un piccolo passo indietro. Il pediatra l’abbiamo scelto e il piccolo è nato, urge dunque un primo incontro tra medico, bimbo e genitori per conoscersi tutti e avviare un percorso comune orientato al benessere di tutta la famiglia. Ecco secondo me l’approccio giusto è questo: pensare a genitori, bimbo e pediatra come ad un unico organismo che pensa al benessere di tutti.

I dubbi di mamma e papà

Un neonato è una creatura misteriosa, che conosciamo appena e che non parla. Difficile, soprattutto nei primi giorni o addirittura mesi, decifrare ogni suo messaggio. E allora i dubbi diventano tantissimi, i sospetti che dietro un pianto inconsolabile si nasconda un malessere si moltiplicano e il pediatra diventa il centro dei pensieri di mamma e papà.

Qui gli approcci sono due:

  1. genitore-stalker che chiama il pediatra a qualsiasi ora del giorno e della notte e per qualsiasi motivo, anche il più futile;
  2. il genitore-ingegnere che prende una marea di appunti su osservazioni e domande e poi li riversa sulla scrivania del pediatra al primo appuntamento utile.

Ovviamente qui l’unico consiglio è quello di usare il buonsenso e mettersi in profondo ascolto del piccolo. Si impara a conoscerlo e questo mette tutti più tranquilli.

Le domande da un milione di dollari

Al pediatra si chiede di tutto e di più. Dal perché il piccolo fa troppa cacca o troppo poca al perché a due anni non sa ancora le tabelline, anzi sta ancora lallando.

Il pediatra però non è l’oracolo che tutto sa del nostro bambino. L’attività davvero fondamentale da fare con lui, o lei, è quella di un continuo confronto su come stanno andando le cose per capire insieme se c’è davvero qualcosa che non va oppure siamo semplicemente apprensivi, capita.

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