Famiglia monogenitoriale: 4 suggerimenti psicologici da tenere a mente

RUBRICA A CURA DEL DOTT. LUCA MAZZUCCHELLI, VICE PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA LOMBARDIA, DIRETTORE DELLA RIVISTA “PSICOLOGIA CONTEMPORANEA, FONDATORE DEL CANALE YOUTUBE “PARLIAMO DI PSICOLOGIA”.

 

In questo breve viaggio tra le tante e diverse forme di famiglia che punteggiano la nostra società, arriviamo oggi a parlare di famiglia monogenitoriale (o “a genitore unico”), ossia un nucleo formato da un solo genitore che si occupa dell’educazione di uno o più figli.

La famiglia monogenitoriale si può creare in conseguenza a una separazione, a un divorzio, alla vedovanza o ad altre condizioni specifiche che conducono milioni mamme e papà a crescere i loro figli principalmente da soli, a volte per necessità a volte per scelta. Secondo i dati Istat, la percentuale di queste famiglie rappresenta oggi circa il 15% dei nuclei familiari italiani, e si compone per l’80% da mamme e bambini. Crescere un figlio da soli non è un’impresa semplice, dal momento che la divisione dei compiti all’interno di una coppia alleggerisce il carico delle responsabilità e delle scelte, a livello partico, economico ed emotivo.

In questo articolo, vediamo alcuni spunti dedicati a mamme e papà single. Come per gli altri argomenti affrontati sul delicato tema della famiglia, questo contributo non intende dare soluzioni esaustive o efficaci per tutti, ma spunti su cui riflettere e risvolti pratici da mettere alla prova nella vita quotidiana.  Ecco i 5 spunti che ho selezionato per voi.

 

Tutelate il più possibile l’altro genitore

Il primo consiglio è questo ed è dedicato a quelle famiglie monogenitoriali che si creano in conseguenza alla fine dolorosa di una relazione d’amore: anche se i rapporti con l’altro genitore non sono positivi, cercare di non denigrare il padre/la madre di vostro figlio. Si dice spesso in questi casi che la separazione recide il legame amoroso ma non quello genitoriale, che dovrebbe essere mantenuto. Si tratta certamente di un compito molto complesso e delicato, più semplice a dirsi che a farsi.

Tuttavia è un compito in cui vale davvero la pena di spendersi: il benessere emotivo dei vostri figli può davvero dipendere dalla qualità dei rapporti che riuscite a stabilire con l’altro genitore. I bambini dovrebbero non essere inseriti all’interno dei giochi conflittuali o assumere i ruoli dolorosi di alleati, arbitri o messaggeri e, per quanto possibile, dovrebbero vedere protetta l’immagine di entrambi i membri della coppia.

Per quanto sia difficile, i genitori devono cercare di tutelare l’immagine dell’altro, non trascurando l’idea, nei momenti più faticosi, di ricorrere al sostegno di un professionista, come uno psicologo o un mediatore familiare, per stabilire modalità salutari per farlo. Una nota importante: evitate assolutamente i paragoni. Sfuggite alla tentazione di confrontare il figlio al “genitore sbagliato”.

Qualche volta, in maniera involontaria e magari in seguito a una discussione, capita di tacciare il figlio di essere “la copia di…”. In questo modo il bambino, già provato dalla disgregazione del nucleo in cui ha trascorso un certo numero di anni, viene vestito di un’identità precostituita, con poche vie di scampo, e, ancor peggio, può trovarsi a vivere la pesante sensazione di essere la somma di quelle colpe che hanno generato la separazione e causato dolore in uno dei due genitori.

 

Fate attenzione ad alcune dinamiche psicologiche potenzialmente svantaggiose

 

Nella relazione con i vostri figli, fate attenzione a non incappare in alcune dinamiche psicologiche svantaggiose che possono venire a costituirsi nel contesto di una famiglia monogenitoriale.

La prima dinamica è quella che Teyber (1996) definisce “fenomeno di genitorializzazione”. Nelle famiglie monogenitoriali, sussiste infatti il rischio che il figlio si “faccia carico” dell’adulto solo, attraverso tre principali modalità: rassicurando il genitore, provando a soddisfarne il bisogno di affetto e prendendosi cura dei fratelli e della casa. Ne consegue una sorta di inversione dei ruoli in cui il più piccolo si sente in dovere di offrire sicurezze al genitore e di prendersi cura di lui.

Tale dinamica, per quanto diffusa, dovrebbe essere conosciuta ed evitata poiché in questo modo il figlio viene investito precocemente da responsabilità troppo grandi e, soprattutto, che non appartengono al suo ruolo; il rischio è, tra gli altri, di diventare in futuro persone che tendono a prendersi cura del prossimo in modo ossessivo, che fanno estrema fatica a dire di no, e non esprimono mai i loro reali bisogni.

Quindi genitori, mantenete i ruoli e tutelate i confini! Ad esempio, non rendete vostro figlio eccessivamente partecipe di confidenze che andrebbero riservate a un amico o a un pari. È normale che un adulto abbia bisogno di affetto e supporto, ma tale affetto è da ricercarsi in un altro adulto.

Opposto al fenomeno della genitorializzazione, un altro rischio che può affacciarsi nella quotidianità delle famiglie monogenitoriali è quello di tutelare eccessivamente il proprio bambino. Talvolta, anche in conseguenza ai sentimenti di colpa legati alla dissoluzione del precedente nucleo familiare, i genitori possono sviluppare una certa reticenza ad esporre i propri figli ai doveri e piccole delusioni che caratterizzano l’autenticità della vita.

Dunque, genitori all’ascolto cercate di evitare di caricare involontariamente vostro figlio di responsabilità emotive e concrete non sue, ma evitate anche di essere troppo morbidi e protettivi. Sviluppate routine e ponete limiti: definitive orari per la sveglia, per i pasti, per il sonno e per il tempo libero, e trasmettete al bambino le regole di comportamento in cui credere, evitando di lasciare che vostro figlio si comporti “come desidera” mossi da sentimenti di colpa. Limiti e routine, oltre ad orientare il bambino, gli conferiscono sicurezza.

Allo stesso modo, assegnategli compiti di responsabilità in base all’età, non sostituitevi a lui, permettetegli di esporsi in prima persona, di sperimentare, di sbagliare in sicurezza e di imparare.

 

Costruite attorno a voi una rete

Come in altri contesti, anche nel caso delle famiglie monogenitoriali, la costruzione di una rete rappresenta uno dei suggerimenti chiave e, talvolta, “salvavita”.

L’atto di dedicarsi alla costruzione di una rete è fondamentale innanzitutto per quei genitori single spaventati, disorientati ed esausti dalla mole di compiti e responsabilità che devono affrontare quotidianamente. Tuttavia, a mio parere, è cruciale anche per quei genitori che sviluppano un’abilità quasi funambolica di organizzarsi perfettamente, nel tentativo lodevole (ma a ben vedere illusorio) di “bastare a se stessi e ai loro figli”.

Che apparteniate alla prima o alla seconda categoria, cari genitori, il consiglio rimane lo stesso: investite con impegno e senza paura (o vergogna) nella costruzione di una rete. Voi e i vostri bambini non siete un’isola dispersa nell’oceano: unite le forze con altri persone, chiedete (e non rifiutate) l’aiuto di famigliari e amici e, se economicamente sostenibile, prendete una babysitter qualche ora a settimana.

Entrate nell’ottica che il mondo esterno costituisce anche un alleato e non solo un “nemico”. In seguito all’aumento delle famiglie monogenitoriali, sono nate diverse realtà sparse sul territorio e gruppi sul web a sostegno della genitorialità al singolare: luoghi reali o virtuali che offrono informazioni utili, sostegno emotivo, opportunità di confronto, eventi o incontri.

Tali contesti favoriscono le connessioni tra persone che vivono situazioni simili, con la possibilità poi di organizzarsi tra genitori single che abitano vicini per le piccole incombenze quotidiane (come andare a prendere i figli a scuola) o di partecipare a eventi sociali con e senza bambini (vacanze comprese), scagionando il pericoloso rischio di rinchiudersi nel proprio guscio. La presenza di una rete è così importante anche perché crea il terreno per il prossimo e ultimo punto…

Non dimenticatevi di esistere come persone

Anche se siete mamme e papà single, infatti, avete bisogno di uno spazio tutto vostro: un pomeriggio all’aria aperta, il poter coltivare uno sport o un hobby, un’uscita con le amiche o gli amici e una serata al cinema (che non sia sempre e solo un cartone animato!).

Avere un tempo, seppure limitato, solo per voi, non è un’opzione, ma un prerequisito: è un modo ricaricarsi (un “sé”, se non nutrito, a lungo andare ha sempre meno da dare), un modello di equilibrio emotivo per i vostri figli (ricordate che finché i vostri figli sono piccoli, rappresentate il loro regolatore emotivo: se siete esausti, insoddisfatti e perennemente stressati, i bambini assorbiranno le vostre emozioni), ma anche e un atto di responsabilità e amore nei confronti dei vostri bisogni umani.