In occasione della Settimana dell’Allattamento al senoLiving Suavinex Milano ospiterà un ciclo di incontri con i professionisti con un duplice obiettivo: indirizzare la neo mamma ad un allattamento sostenibile e favorire la crescita culturale in tutte le tipologie di famiglia contemporanea su un tema estremamente attuale. Questo articolo è un contributo delle dottoresse psicologhe Valeria Gaia Brazzoduro e Alessandra Bianchetti, consulenti del centro che offrono la possibilità di incontri individuali e per coppia.

Allattamento: i sensi di colpa di una mamma

Sono diventata mamma… quante gioie e quante fatiche!!

Spesso si dimentica che quando nasce un bambino, nasce anche una mamma: questa consapevolezza, però, ci permette di dare il tempo ad ogni mamma di sperimentarsi, di comprendere come instaurare una relazione con il proprio neonato, ma anche e soprattutto di sbagliare e trovare una nuova soluzione. Le mamme sono come i navigatori: possono sbagliare strada, ma ricalcolano il percorso!

A volte non è sempre facile trovare la via giusta che permetta di sentirsi efficaci nell’accudimento primario del proprio cucciolo.

Sensi di colpa e allattamento

Il senso di colpa può attraversare la vita di ogni mamma; noi donne sperimentiamo un periodo di fragilità nel post-partum che spesso porta a dubitare delle proprie scelte e delle proprie risorse. Ecco che scatta, quindi, la sensazione di non sentirsi attrezzate per prendersi cura del proprio bambino.

Una delle tematiche di maggior rilievo nella vita di una mamma è quella dell’allattamento, atto che nell’ideale comune viene considerato naturale, fisiologico ed essenziale per il bambino, sia per il nutrimento primario sia per lo sviluppo di un legame di attaccamento.

Se, però, per alcune donne l’allattamento è vissuto come del tutto naturale, senza riscontrare nessuna difficoltà, per altre, invece, tale processo si scontrerà con problematiche più o meno intense, che possono portare la mamma a provare senso di sconforto e di frustrazione.

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Ad esempio, la montata lattea potrebbe tardare ad arrivare, il neonato potrebbe fare fatica ad attaccarsi, il dolore provato potrebbe essere estremamente forte e la mamma potrebbe sentirsi priva di energie per allattare.

Alcune donne potrebbero provare sensi di colpa anche nel periodo successivo il puerperio, ad esempio durante il periodo dello svezzamento, continuando ad allattare il proprio bambino per anni per paura di perdere quel legame unico che si instaura tra loro nel momento della poppata.

Scegliere l’allattamento artificiale

Un altro tema caldo riguarda le mamme che scelgono di optare per l’allattamento artificiale a discapito di quello naturale.  Infatti, qualunque sia la causa che può impedire il fisiologico allattamento al seno, questa opzione ha un forte e inevitabile impatto psicologico sulla donna: la necessità innata della madre di nutrire il proprio neonato si scontra con l’impossibilità di farlo in modo naturale, ancor più sapendo e conoscendo i benefici che ha il latte materno per il bambino.

Quando insorgono difficoltà che rendono l’allattamento un atto stressante o difficoltoso si generano sensi di colpa nella neomamma che fatica a stabilire una relazione intima e autentica con il proprio bambino nel momento della poppata.

L’importanza di chi è accanto alla mamma

È importante sottolineare che una delle maggiori fonti che alimenta i sensi di colpa nelle mamme sono paradossalmente le persone più vicine: il consiglio vissuto come giudizio dell’amica, della suocera, della zia, della vicina di casa, che sembrano sempre sapere quale sia “la cosa giusta da fare” e fa nascere e crescere dentro il cuore della neomamma un senso di inadeguatezza e scarsa stima di sé.

A volte anche i papà possono dimostrarsi poco protettivi, non fornendo il giusto sostegno e spronando le mamme ad agire diversamente da quello che si sentono di fare.

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Come operatori della perinatalità spesso ci troviamo di fronte a mamme che provano un grande dolore per non aver dato al proprio bambino il meglio possibile, riportando di sentirsi “mamme di serie B” o “mamme cattive”.

È però anche importante ricordare a tali donne che l’ingrediente fondamentale dell’allattamento non è solo il latte naturale, ma l’amore attento e intimo che la mamma trasmette al proprio cucciolo nel farlo.

È giusto che una mamma si possa sperimentare come una buona mamma nella gestione del piccolo neonato e che riesca a creare con lui quel rapporto unico fatto di sguardi, coccole e attenzioni.

Al contrario lo stress o la rabbia che la mamma percepisce, possono avere esiti negativi sulla relazione mamma-bebè.

Cosa fare quando subentra la percezione di sé come una mamma “cattiva o inadeguata”?

Sicuramente una corretta informazione è essenziale poiché permette di scegliere con maggior serenità possibile e di saper proteggersi da eventuali critiche, evitando di cadere in falsi miti che caratterizzano la tematica dell’allattamento e della gestione del neonato.

Il supporto psicologico può aiutare le mamme a “rispolverare” le proprie risorse e a sentirsi nuovamente adeguate, ritrovando il senso di efficacia perso.

Cosa possono fare gli operatori che lavorano a contatto con le mamme?

Informare correttamente e senza pregiudizi. Fondamentale sarebbe sempre guardare al benessere globale della donna valutando primariamente la storia medica, ma sintonizzandosi anche con il vissuto emotivo-affettivo cercando di porsi come decodificatore dei bisogni della neomamma.

In conclusione, vogliamo ricordare che ogni storia ha le sue caratteristiche, ogni mamma è diversa per natura dalle altre, ogni neonato ha un temperamento differente; non esistono regole rigide e universali valide per tutte le mamme.

Alle donne che si trovano ad affrontare tali difficoltà nell’allattamento suggeriamo di stimarsi un po’ di più solo per il fatto di affrontare ogni giorno la novità di essere mamma, di abbandonare il senso di colpa che le tiene intrappolate e di vivere con la consapevolezza che si può essere indulgenti verso l’imperfezione, perché è proprio quell’imperfezione che i vostri bambini amano!